|
|
An-nisa: donne musulmane e societàPer favore basta con la favola della donna islamica ghettizzata, schiavizzata e succube. Se nel mondo islamico dilaga l'ignoranza la colpa non è dell'islam, ma dell'oblìo dell'islam. Un po' di verità - e di opinioni - sulle svariate realtà di oggi.
Metablog delle voci femminili islamiche in Italia.
|
|
Firma anche tu la petizione e aiutaci a liberare un uomo innocente


An-nisa si ferma qui
Indicibilmente salutare, nonchè opportuno, allontanarsi dalla blogosfera di tanto in tanto.
Per fare il punto della situazione, per sottrarsi all'eventualità di dover necessariamente "rappresentare" qualcosa, per ricordarsi che la missione del blogger ( o forse solo la propria) è - semplicemente - quella di raccontare le cose così come sono, oppure così come vanno mutando, oppure così come di volta in volta appaiono. Raccontare l'islam visto con gli occhi dell'islam italiano, raccontare l'islam femminile, una, due, trenta esperienze, illustrare "la regola", capirla, sostenerla e poi vedere come ci si disgrega in mano il codice, perchè troppo spesso vivere l'islam profondamente significa andare al di là delle regole per essere "veri" e quindi, inshallah, più vicini all'Assoluto. Forse.
An-nisa si ferma qui.
Per sempre, oppure solo per un po'.
Ormai di siti e blog dedicati alle donne musulmane e soprattutto al codice comportamentale femminile islamico ne trovate a iosa in giro per il web e questo non può che rallegrarmi. Quello che invece mi intristisce, mi spaventa e mi annoia è che, per il momento, il mondo islamico italiano - e non solo italiano - non ritiene possibile che possa concepirsi un blog femminile in cui le donne musulmane raccontino le problematiche profonde del vivere su un filo teso, avanzando con passo traballante in bilico tra due baratri ugualmente profondi e pericolosi.
E' invece conveniente che vi si parli sempre e soltanto di quanto è bello, forte, facile e plateale essere musulmane di frontiera, l'avanguardia dello spirito, l'apoteosi.
Vi si deve raccontare di quant'è stato difficlle combattere il kufr, di come si era prigioniere e di come ci si è liberate dal giogo dell'occidentalismo ad oltranza, inshallah qualcuno vi spiegherà cos'è la sakinah. Altrove vi si parlerà delle mogli del profeta - saas - e di tutte le donne dell'islam che hanno combattuto e combattono per affermare i propri islamici diritti, per il femminismo, per diventare qualcuno, per non essere picchiate dai mariti, per non avere una co-moglie o per averla, per la propria terra, per i propri figli, per il jihad, per il diritto di mettere l'aceto nell'insalata.
Noi, però, aspettiamo un blog che sappia raccontare le storie di donne musulmane in carne ed ossa, di donne "normali" che ridono, piangono, s'innamorano, rimangono deluse e qualche volta accettano e qualche volta si ribellano, che vanno al di là del codice e delle etichette.
Qui abbiamo solo scherzato: una prova squilibrata e senza contenuti, un calderone a metà strada tra un diario e dieci manifesti che illustrano modi - non tutti islamicamente certificati e menomale - di essere, oggi, donne musulmane in Italia.
Spero sia stato interessante e, qualche volta, anche un po' divertente.
Noi si va via.
Ma solo da questa sede.
Khadi, di tanto in tanto, lascerà due scarabocchi da queste parti.
Inoltre, per tutti coloro che fossero interessati, alcuni blog e siti femminili islamici da tenere d'occhio:
musulmane on line
sisters in blog
comitato musulmane liguria
ayah
luce della fede
cose così
fussilat
6by9add6add9
Un grossissimo grazie a tutti coloro che hanno commentato, partecipato, alimentato discussioni e ricerche, dando il proprio insostituibile contributo al blog.
Ok, non mi piacciono gli addii. Ci si becca in giro, dai.
Cosa direste, voi, sulla 194?
No, non chiedetemi di parlarne. Io non ce la faccio. Non ho le idee chiare, non so che dire. Credo sia un problema troppo distante da me. Il mio rapporto sull'idea dell'aborto è più o meno tutto in questo post e, come si legge, si tratta di un semplice cenno. Insomma, io di figli ne vorrei almeno altri quattro... ehm, se faccio in tempo! Evvabbeh, lo so che sono incosciente, che di 'sti tempi come li campi eccetera. Ma che volete che vi dica?
Esistono però situazioni molto più difficili della mia, situazioni limite, in cui una donna non decide proprio nulla e nelle quali abortire non è nemmeno una scelta.
Mi sembra quindi importante accennare alla questione su un blog islamico femminile e lo faccio citando due articoli di grande interesse.
Il primo post è tratto da un blog, inchiostro di seppia, con la cui visione condivido molto più di quanto appaia.
Il secondo è un articolo di Amina Salina, reperibile su Il dialogo, sezione islam.
Due posizioni che ritengo islamicamente corrette e concretamente contestualizzate. Quindi, vi invito alla lettura, sollecitando commenti e segnalazioni.
194
da: inchiostro di seppia
Dal punto di vista tradizionale uno Stato moderno è sempre una realtà più o meno abberrante: le sue leggi, le sue istituzioni, i suoi riti hanno sempre qualcosa di parodistico, per non parlare dei suoi rappresentanti. Anche nascere (in ospedale) e morire (in una clinica) è triste. Ho sempre pensato che i particolari di questa realtà contassero poco e che la critica andasse rivolta all'insieme. Alcuni autorevoli rappresentanti della tradizione cattolica romana, e anche alcuni furbacchioni che giocano a fare i protestanti neo-con del Bel Paesino, sembrano aver scelto invece di concentrare i loro sforzi "politici" in alcuni circosritti ambiti.
Aborto la vita di chi ??
di Amina Salina
A proposito di Etica Si difenda la vita difendendo i deboli.
Della campagna di G. Ferrara e del welfare che non c’e’.
da: Il dialogo, sezione islam.
L’IRRUZIONE sulla scena politica di Giuliano Ferrara con la sua lista pro-life - che accomuna cattolici e laici preoccupati della difesa dei bambini non nati- sta vivacizzando una noiosa campagna elettorale in cui tutti - estrema sinistra a parte - discutono di nulla e dicono le stesse cose.. Il merito dell’iniziativa sta nel mettere al centro un tema etico sia pure in modo molto irruento, rompendo gli schemi e spaventando anche i suoi amici della CdL. Che si sono dimostrati come al solito molto poco sensibili al tema se non a parole.
TEHERAN - Un giudice iraniano ha ordinato ad un marito di comperare 124.000 rose rosse alla moglie, per un valore di quasi 240.000 franchi, come da lei richiesto per punirlo del fatto di essere "avaro". Il quotidiano Etemad scrive oggi che dopo dieci anni di matrimonio la donna ha chiesto al marito di pagarle il 'mehrieh', vale a dire ciò che lo sposo si impegna per contratto a dare alla moglie quando lei lo decida. E nell'atto di matrimonio dei due, evidentemente all'epoca molto innamorati, era citato l'astronomico numero di fiori. "Con l'andare degli anni - ha detto Hengameh, la sposa delusa - mi sono resa conto di quanto mio marito è avaro, al punto di rifiutare di pagarmi il caffè quando andiamo al ristorante". Da qui la richiesta all'uomo di onorare il suo impegno. Il marito ha cercato di negare le accuse, affermando che la moglie "é sotto l'influenza di amiche ricche" e dicendo di potere al massimo comprarle cinque rose al giorno fino ad arrivare al numero richiesto. Ma il giudice ha ordinato il sequestro di un appartamento intestato all'uomo, del valore di circa 80mila franchi, fino a quando non avrà onorato il suo debito in fiori.
Critica costruttiva o passiva propaganda?
Il metablog delle voci femminili islamiche avrebbe dovuto essere uno strumento attraverso il quale le sorelle avrebbero potuto incontrarsi, discutere, proporre brani da commentare da un punto di visto critico e costruttivo. Probabilmente sono partita col piede sbagliato, senza spiegare nei dettagli lo spirito del progetto ed ora do l'impressione di quella che critica a vanvera.
Ma non vi ho invitato qui per raccontarci com'è bello l'islam e come ci vogliamo bene. Dovrebbe essere assodato questo, altrimenti cosa potrebbe mai importarcene di stare qua, su un blog - e pure pubblico - a discutere di islam insieme?
Non mi è mai interessato insomma fare "propaganda".
Più che presentare l'islam ad un pubblico ignaro, vorrei pubblicamente ragionare sull'islam, come musulmana cosciente e pensante.
L'islam - e lo sapete meglio di me - non è fatto di moderati e fondamentalisti, non è fatto di laici e di religiosi, nè di rigorosi e pressappochisti.
Quello che vedo davanti a me, come musulmana, è un cammino lungo, un viaggio che va avanti e indietro e non si arresta mai, che ruota su se stesso e torna indietro e a volte segue vie tortuose e difficili e a volte prende la tangenziale e arriva. Di colpo, arriva. Ma solo per un momento. E poi, di nuovo, ricomincia.
Fino a quando continueremo a fare sempre e solo "propaganda" senza risolvere i problemi interni e quotidiani, senza sciogliere i nodi, senza sviluppare quella consapevolezza che dell'islam dovrebbe essere presupposto, non faremo altro che alimentare il mercato di chi usa l'islam per il proprio tornaconto politico e di chi, osservando le cose da un punto di vista esclusivamente materialistico, non vede che orrore, dappertutto.
Se davvero preferite la versione di chi vede solo orrore e vi piace, scusate, ma non sono d'accordo.
Ciò che amo chiamare islam si trova altrove.
L'islam, la schiavizzazione della donna e l'oblìo della ragione (I)
No, non sono ancora fuggita in Algeria. Sto ancora qua, con i piedi ben saldi a terra, a chiedermi e a chiedervi che cosa vogliamo chiamare islam e perchè.
Guardate, a me andrebbe benissimo che qui si decidesse di riunire un certo numero di maschietti più o meno autorevoli per far loro decidere cosa dice l'islam a proposito delle donne. A quel punto saprei di certo che la mia religione non potrebbe più chiamarsi islam, perchè quello è il nome che hanno dato a un'altra cosa che, per me, islam non è più.
Questo, per esempio.
E in particolare: "le donne sono create ad immagine di una costola, se le lasci così, ossia non sei presente per loro nella rievocazione della vita futura, ricordando loro le ricompense promesse a quelle che saranno pazienti nelle prove e i castighi durissimi inflitti a quelle che si abbandoneranno alle passioni... ebbene, resteranno curve come la costola". Una roba cristianissima, ai miei occhi. Non so ai vostri.
Le donne (poverine) costole curve appartenenti ad un uomo (probabilmente dritto).
Immagine forte, raccapricciante e, per certi versi, eccitante.
Continuo?
Non adesso. Non ho tempo.
Vi lascio con questa roba qui. Appena possibile, vi dirò chi, molto acutamente, me l'ha mandata e di che cosa si tratta.
Islam e femminismo: una terza via
da Arabnews 17/01/2008
L’Islam ed il femminismo non sono incompatibili, secondo la dottoressa e scrittrice Asma Lamrabet. Nel 2004 ha infatti fondato un gruppo di lavoro a Rabat che si occupa di questioni femminili e dialogo interculturale. L’iniziativa è oggi conosciuta in tutto il mondo arabo così come in alcuni paesi occidentali.
La Lamrabet è la moglie di un diplomatico, e proviene da un sobborgo benestante di Rabat. In teoria potrebbe semplicemente passare il suo tempo ad organizzare feste in giardino ma lei non è interessata ai rituali del jet set marocchino. E’ invece un medico qualificato che lavora in ospedale ogni giorno. Quando torna a casa, la sera, si siede alla sua scrivania e scrive libri sul femminismo e l’Islam, ed organizza corsi sul Corano riguardanti questo argomento. >>>
La storia di un'araba dagli occhi azzurri
(Via Amal)
Nur indicava al nipoti i luoghi della città, piazze, strade, case, ponti, minareti, alla ricerca delle tracce lasciate dal tempo e dalle persone. Quella non era la città natale di Nur. Ma lì lei era vissuta e là, da sola, aveva cresciuto i suoi figli, dopo avere lasciato il marito. Nur era musulmana devota: pregava cinque volte al giorno, seguiva il digiuno prescritto nel mese di Ramadan, offriva l'elemosina, quando poteva permetterselo. Sognava di recarsi un giorno alla Mecca, ma questo non divenne mai realtà, così come non poté avverare il desiderio di essere sepolta vicino ad un pio musulmano.
Riuscì comunque a realizzare un'altra sua aspirazione: quella di non rivedere mai più il marito e di non sapere più nulla di lui. >>>
Parità casalinghe
Come le mie nonne, le mie bisnonne, le mie zie e le mie cugine più grandi, anche mia mamma, negli anni, si è faticosamente guadagnata il ruolo di dirigente domestica – e quindi anche un po’ quello di “capofamiglia" – sgobbando dalla mattina alla sera per lavare, stirare, cucire, fare la spesa cucinare, pulire la casa, mettere in ordine, fare le conserve e fare in modo che tutto funzionasse alla perfezione.
Ovviamente, con cotanto pezzo di femmina a fianco, mio padre non si è mai sognato di risolversi e, per quanto riguarda me, ho iniziato a cavarmela solo quando, ormai diciannovenne, sono andata a vivere con altre tre sprovvedute studentesse, nella mia prima casa universitaria pescarese. Tra “pantera”, inadeguatezza e varie, credo di essermela cavata piuttosto male, devo ammettere, ma l’inadeguatezza casalinga è come il raffreddore e prima o poi ti passa, se la curi.
E così ho sempre pensato che le faccende domestiche fossero una specie di status symbol per la donna occidentale. Almeno, per un certo tipo di donna di provincia, un mezzo per riuscire pienamente a riscattarsi dalla subordinazione al marito e acquisire un potere e una posizione sociale che nessuno può mettere in discussione.
A noi musulmane tutto questo potere non viene concesso, perché l’islam dà per scontato che i mariti si lavino i propri maglioni, si stirino le proprie camice, si rammendino i propri calzini, passino lo straccio con savoir-faire e si cucinino pure e il tutto senza recriminare, costringendoli ad essere autonomi anche se hanno una moglie.
Se vogliamo, però, possiamo accudirli dolcemente. Per voglia, non certo per imposizione.
Priorità da ristabilire, certo. Ma perchè accettare un islam diverso e inventato?
C'era davvero bisogno di una fatwa?
(Segnalato da Amina Salina)
C'era davvero bisogno di una fatwa? Non saprei. Comunque gli sciiti del Libano ce l'hanno. Ovviamente noi sunniti non riconosciamo l'autorità di sayyed e ayatollah, ma riconosciamo un discorso intelligente, islamicamente ineccepibile, rigoroso e trasparente.
Se davvero, nel 2008, abbiamo bisogno di fatwe per riconoscere ciò che alla donna veniva riconosciuto già nell'alto medioevo speriamo che pure i nostri hulema ne emettano a iosa.
C'era davvero bisogno di una fatwa? Non saprei. Probabilmente sì. Buona lettura.
1- Nell'Islam la clemenza é la norma che prende priorità sulla violenza che dovrebbe essere usata solamente in casi eccezionali come nell'autodifesa o nella punizione educativa. (...)
2- Il fatto che gli uomini mantengano le donne non significa che abbiano autorità su di esse. Significa solamente che loro, gli uomini, sono tenuti a governare la famiglia, ma non in una maniera tirannica bensì consultandosi con le loro spose in tutte le cose che richiedono di una decisione comune.
3- Il fatto che le donne compiano lavori domestici, che l'Islam non assegna loro, ma
addirittura propone un salario per questi tipi di lavori, dovrebbe portare gli uomini ad apprezzare il sacrificio che le donne compiono nel prendersi cura delle loro famiglie e a rifiutarsi di compiere qualsiasi atto di violenza contro di loro.
4 - L'Islam ha posto la regole fisse della relazione tra marito e moglie cosi come della famiglia in generale: la regola di equità e di gentilezza. (...)
5- L'islam considera le donne sposate entità finanziariamente e legislativamente indipendenti. I mariti non hanno il permesso di controllare i beni delle loro mogli o di interferire nei loro affari privati o nei loro interessi finanziari che non li riguardano come mariti o che non riguardano la famiglia.
6- L'Islam non permette agli uomini di praticare nessun tipo di violenza contro le donne. Essi non hanno diritto di violare i diritti legali che sono tenuti a rispettare in conformità al contratto matrimoniale: cacciarle di casa, o perfino usare parole dure maledizioni, é un peccato di cui Allah Altissimo riterrà l'uomo responsabile e la legge islamica definisce chiare punizioni per azioni di tal fatta.
7- Se gli uomini praticano violenza contro le donne ed esse non hanno modo per difendersi salvo ricambiare la violenza, questo sarà permesso come atto d'autodifesa.
E' anche ammissibile che le donne a cui sono negati diritti legali, come ad esempio provvedere al loro mantenimento, o soddisfare i loro bisogni sessuali, rifiutino ai loro mariti i diritti che il matrimonio prevede a loro vantaggio.
8- L'Islam ribadisce che non ci può essere tutela su donne fisicamente e mentalmente mature: esse sono indipendenti nella gestione dei propri affari. Nessuno può imporre a queste donne un marito che non vogliono ed ogni contratto stipulato senza il loro consenso é considerato nullo e invalido.
9- E’ nell'ambito delle nostre preoccupazioni di preservare la famiglia: noi accordiamo alla legge il compito di coordinare il lavoro delle donne con il compito che le donne hanno nella famiglia.Ogni rifiuto di questa responsabilità potrebbe destabilizzare la famiglia, ciò significa che la società praticherebbe violenza multipla contro le sue stesse strutture sociali ed i suoi valori.
Dolci, meravigliose utopie e obblighi matrimoniali.
Due valutazioni a caldo, relativamente al testo Guida al matrimonio islamico che spero abbiate consultato, sulla questione degli obblighi matrimoniali.
Gli obblighi del marito nei confronti della moglie sono numerosi e impegnativi. A tal proposito riassumiamo i seguenti obblighi fondamentali:
1- Trattare la moglie con rispetto, gentilezza e tenerezza;
2- Garantirle il piacere sessuale;
3- Confermare la paternità dei figli nati dal matrimonio;
4- Pagamento del mahr, una dote il cui importo e i cui tempi di pagamento vengono stabiliti in sede di contratto matrimoniale;
5- Provvedere al sostentamento familiare e al pagamento delle spese domestiche;
6- Garanzia di protezione.
Gli obblighi che ha la moglie nei confronti del marito sono meno numerosi e brevemente possono essere sintetizzati in tre punti:
1- Trattare il marito con rispetto, gentilezza e tenerezza;
2- Garantirgli il piacere sessuale;
3- Accordargli obbedienza.
Non c’è niente da fare. Quell’ultimo punto pesa come un macigno. In un generico rapporto di coppia le cose funzionano più o meno così: fino a quando lei è strainnamorata – e lei, all’inizio, è sempre strainnamorata – fa tutto e nemmeno se ne accorge, dice sempre sì o non dice niente e si sta che è una meraviglia. Però, passati i fuochi d’artificio, lei prende il sopravvento e lui ci riamane male, finendo col sentirsi una nullità, oppure reagisce e diventa aggressivo o ancora comincia a fare il cascamorto con le altre, per darsi un tono. Certo, non sono la persona più esperta in questi temi, giacché i miei rapporti, islamici e non, non hanno mai avuto durata lunga, aihmè. Ma ho grande spirito d’osservazione quando mi ci metto, e ditemi se non è vero per favore. La teoria islamica del rapporto di coppia dice più o meno così: se non vuoi che le dinamiche del rapporto di coppia seguano il suo corso naturale, come sopra illustrato, adotta questo semplice trucco: rimanere a vita strainnamorata come il primo mese e quindi decidere – all’istante e fino a quando puoi – di accondiscendere e, quando proprio non riesci, magari, simpaticamente tergiversare. Dopo anni di rivoluzioni, rivendicazioni e ribellioni di vari ordini e gradi la parola “obbedienza”, a noi donne plasmate a misura e consumo d’Occidente, non piace per niente. C’immaginiamo mariti-despoti, pure un po’ ubriaconi e maneschi, intenti a disporre della nostra vita in maniera piena e arbitraria e ci sale un odio dalla punta dell’alluce e, messa così, se ci dovesse capitare un marito sotto il naso ce lo sbraniamo, altro che “obbedienza”! Non c’immaginiamo che si possa essere “obbedienti” ad un marito che ci aiuta nei lavori di casa e ci tratta dolcemente, ad un uomo che ci rispetta e ci ama, che ci aiuta a fare la spesa, ci copre di attenzioni, non ci fa mancare niente e dà la pappa ai nostri figli. Quella islamica è pura abnegazione reciproca, un’utopia impraticabile, certo, ma cosa sarebbe la vita senza una tensione ideale che ci spinge ad essere diversi e a ispirarci ogni giorno, cosa sarebbe il mondo senza un modello ideale e senza l’aspirazione a raggiungere una perfezione appena immaginata?
E adesso veniamo al macigno islamico degli uomini. Sapete qual è quella cosa utopica, meravigliosa e impraticabile che l’islam chiede agli uomini? E’ una cosa che a loro - arabi, italici, vichinghi, irani e celtici – fa venire i brividi e si chiama “responsabilità”. Hai presente?
P.S. Ovviamente non si può obbedire a richieste assurde e insensate, semplicemente per far piacere al marito. All’inizio può essere un gioco amoroso interessante, ma a lungo andare un sentiero impraticabile. Per esempio non si può chiedere a una moglie di cambiare look dopo il matrimonio, se avete scelto di sposarla e vi piaceva così com’era, non le si può chiedere di smettere di curarsi – di non usare creme, di non farsi la ceretta, di non passare ore dentro il bagno e cose così-, non le si può chiedere di chiudere tutti i contatti con i propri familiari e il gruppo sociale originario. Nel caso in cui, signori, siano queste le vostre future richieste matrimoniali, siete ovviamente pregati di esplicitarlo in sede di contratto matrimoniale. Per nulla al mondo il matrimonio dovrà essere, per la vostra sposa, una trappola dalla quale fuggire terrorizzata. E pure questa si chiama “responsabilità” e, dal punto di vista islamico, siete tenuti a garantircela.
Nadia Yassine: donne, islam e potere
Nadia Yassine è una delle più note figure di opposizione in Marocco, è spesso finita sul banco degli imputati per aver criticato la famiglia reale, ed è un’autoproclamata femminista. L’islamica Nadia Yassine parla della sua opposizione alla monarchia marocchina e della situazione delle donne.
Spiegel: Signora Yassine, come si può essere islamiche e femministe allo stesso tempo?
Yassine: Queste sono soltanto etichette. Semplificare le cose è nella logica dei media. Ma parlando seriamente: la storia del movimento delle donne in Occidente si è sviluppato in maniera completamente differente da qui. E’ basato su altre tradizioni e persegue obiettivi differenti. Da un punto di vista superficiale – se tutto ciò che conta sono i diritti delle donne – mi potete chiamare una femminista. Ma io parlo per una cultura differente, quella islamica. La nostra religione è molto amichevole nei confronti delle donne. In teoria, nei nostri testi sacri, abbiamo molti diritti. Ma gli uomini, questi piccoli ‘machi’, ci hanno derubato di questo. E’ colpa loro se il mondo intero crede il contrario.
Spiegel: Il movimento delle donne laiche in Marocco ha un punto di vista completamente differente: crede che certe tradizioni musulmane debbano essere incolpate per l’oppressione delle donne.
Yassine: Le femministe laiche fanno parte soltanto di una piccola elite. Vivono in una enclave intellettuale. Imitano l’Occidente. Si sono allontanate dalla cultura islamica. Sono seguaci di piccoli partiti politici che sono dipendenti dal re. Questa è la ragione per cui, più di ogni altra cosa, vogliono difendere i loro privilegi. >>>
Donne musulmane: "Adesso parliamo!"
di Amina Salina
C'è un grosso equivoco di fondo quando si parla di multiculturalismo .Quando si affrontano problemi scottanti, come quello della violenza sulle donne, o altri come la questione del hijab, gli stereotipi si palesano davanti ai nostri occhi di musulmani europei abbastanza navigati per capire dove vuole andare a parare l'interlucutore istituzionale o meno."Non posso sposarti, se non diventi musulmana anche te!"
Capita spesso a quanto pare. Capita pure quando lei musulmana lo è già e si sente, ma le manca solo un passo, un altisonante "Sì, lo sono!" e non se ne parla più. Facciamo contente la ummah e le parvenze!
Lei abbassa gli occhi, non vuole accettare quell'assurdo ricatto. Che valore può mai avere una conversione estorta, una fede come appiccicata addosso e sui capelli?
lui le prende il viso tra le mani e la bacia. Dappertutto la bacia e ogni angolo del loro essere si ricorda di appartenere già all'altro.
Sono già sposati, quei due. Sono sposati e non lo sanno.
Se l'islam degli uomini funzionasse davvero come funzionano gli ayat e gli hadith sarebbe lei a dover chiedere a lui, per favore, di convertirsi.
Nel frattempo....
Le blogger partecipanti, nei rispettivi spazi, continuano il loro lavoro di ricerca e approfondimento. In particolare mi premeva segnalare la denuncia dell'incredibile boicottaggio del governo egiziano alle conversioni islamiche, riportata da Ummusama e le riflessioni di Muslima che avevo letto troppo velocemente e - astagfirullah - l'avevo capita un bel po' diversa. E' che, pure, mi sa che sto "acida". E insomma - quando ci vuole ci vuole - e mo' me lo devo proprio dire*.
A proposito delle tematiche in questi giorni sollevate da Ayah nella mailing list del gruppo musulmane e islam e sul blog a più mani luce della fede, relative al troppo spesso comune senso di disagio e colpevolezza legato al partecipare, anche se in modo neutrale, ai festeggiamenti natalizi, segnalo il brano postato da Ukht1, sul blog Fussilat, che riassume le motivazioni che spingono molte di noi a comportarsi come delle aliene, approdate sulla Terra, proprio durante i festeggiamenti della conquista spaziale. Spero, quindi, ci sia spazio anche per ulteriori meditazioni pubbliche a riguardo.
*aggiornamento dell'11.01.2008, dopo una rilettura leggermente più attenta.
Riaggiornandoci
Come promesso, ben presto an-nisa ricomincerà ad occuparsi della questione femminile, con particolare riferimento alle tematiche relative al matrimonio islamico e al contratto matrimoniale.
La pausa che ci stiamo prendendo è indispensabile per dare il dovuto rilievo allo sciopero di Kassim e alle azioni che ne verrano.
D'altra parte, già nelle premesse, si era detto che, a casi come questo, avremmo dato priorità assoluta.
Un sentito ringraziamento a tutti coloro che ci stanno sostenendo e che vorranno continuare a farlo, nei prossimi giorni più che mai.
Una delle finalità di questo metablog sarebbe dovuto essere il confronto sulle tematiche femminili dal punto di vista islamico o giù di lì, quindi il matrimonio, il rispetto, le regole alle quali non solo le donne devono sottostare e la mirabolante questione del “contratto”.
Badate bene ragazze, ‘sta storia del contratto matrimoniale - a ben vedere – è una rivoluzione, una trovata ultra-femminista che una non dovrebbe lasciarsi sfuggire, musulmana o kafira che sia.
Iniziamo a chiarire due o tre cardini di un eventuale rapporto islamico… ehm, o anche pseudo-tale:
Uno – Se un musulmano decide di sposarsi una tipa in moschea, allora vuol dire che si assume l’onere di mantenerla, di mantenere gli eventuali figli e di non farla ritrovare in mezzo alla strada e su questo non devono esserci dubbi, sennò mi faccio neocatecumena!
Due – Non fatevi infinocchiare quando un musulmano vi dice: “La donna musulmana deve fare questo e quello”. Chiedetegli invece quali sono i doveri dell’uomo in un rapporto di coppia islamico e fatevelo mettere per iscritto e sottoscrivere (a meno che non vi dica che l’uomo nell’islam non ha nessun dovere, allora lasciatelo subito che è troppo ignorante oppure – è ovvio!! – vuole proprio fare il furbo e non lo sa nemmeno fare!).
Tre – Quindi, se vi va, compilate una bozza del vostro eventuale contratto matrimoniale e mandatemelo al seguente indirizzo: khadi.sakinah[at]yahoo.it così lo pubblicheremo sul blog, ci dibatteremo su e, magari, sarà fonte d’ispirazione anche per altre donne, con riflessioni e tutto.
L’invito è rivolto a sorelle e vicine di sorellanza che meditano sull’avvio di un rapporto di coppia islamico o che ce l’hanno già avviato e anche alla super-kafira che ieri ha incontrato il pusher tunisino al rave di tre giorni - di ‘sti tempi, bisogna valutarle tutte. Quindi, coraggio, mettiamoci al lavoro!
Se vogliono partecipare anche le cristiane, le scintoiste, le atee e le buddiste saremo liete di pubblicare anche i loro contratti matrimoniali non-islamici, perché no?