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An-nisa: donne musulmane e societàPer favore basta con la favola della donna islamica ghettizzata, schiavizzata e succube. Se nel mondo islamico dilaga l'ignoranza la colpa non è dell'islam, ma dell'oblìo dell'islam. Un po' di verità - e di opinioni - sulle svariate realtà di oggi.
Metablog delle voci femminili islamiche in Italia.
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Le Vie

La borsa che da’ di kimono, le scarpette nere tipo ballerina, ma con un fiore sopra, i capelli nerissimi e lisci, il kajal o qualcosa che da’ di kajal.
La mia amica di quando stavo male.
La mia amica di quando stavo bene.
La mia amica di quando non avevo la più pallida idea di un come e di un perché.
Mi racconta della sua scuola a Tokyo, mi dice che non può mettere il brillantino al naso e che dovrebbe indossare tutti i giorni il tayer. Mi racconta del viaggio in India, questa volta nel sud, della mail box che ad un certo punto è impazzita e non ne voleva più sapere di ricevere messaggi, del suo ragazzo giapponese.
Le racconto del lavoro, dell’esame andato male, delle difficoltà del restare, dell’Ucoii e del ramadan.
“Ma davvero nemmeno l’acqua?? Mica me lo ricordavo! Aiuto! Nemmeno l’acqua! Ma perché nemmeno l’acqua?”
E mi ricordo di quando ero io che stentavo a credere che lei, proprio lei, avesse deciso di alzarsi tutte le mattine un po’ prima, in modo che potesse recitare i mantra. Allora ero io la “miscredente” – ma perché fai tutto questo? – che proprio non riusciva a sentirla quella religione lì: il buddismo.
Lo yoga, la meditazione, la meditazione dinamica, il reiki, il sahaja yoga, il tai chi, lo sciamanesimo. M’interessava tutto. E m’immedesimavo. Ma non la vedevo questa Via.
Chissà come dev’esserle sembrato strano quando, tornata dal suo primo viaggio in India – quella volta dal nord – le hanno detto che ero “scappata di casa” per sposarmi con quel folle, indossare il niqab e farmi segregare in casa a vita.
Ho il vago sentore che mi abbia – come dire? – odiata.
