mercoledì, agosto 02, 2006

Le radici bruciate (terza parte)

 C’è stato un momento in cui le mie radici erano l’islam. E nient’altro. Ed è con queste radici che, improvvisamente, mi sono ritrovata catapultata nel cosiddetto kufr, nella stessa identica condizione da miscredente che avevo prima di andarmene alla ricerca di una umma e di un vita liberamente e totalmente islamica. Ero convinta che il mio islam non sarebbe sopravvissuto senza niqab e anche senza hijab, in una casa piena di santini e crocifissi, attorniata da porchette e fermentati in ogni dove, rubandomi gli angoli di tempo per le preghiere e costretta a chiudermi a chiave per nascondermi e concentrarmi, come stessi facendo chissà quale stranezza. Ero convinta che avrei ceduto e che avrei perso l’iman, la fede.

E invece ora so esattamente che cosa si perde, vivendo così, da “laici”. Si perdono la forza e la determinazione, si perde il contatto quotidiano con Dio, si perde di vista la strada e si perde un sacco di tempo.

Certo che sono d’accordo che possa esistere un islam “laico”! Lo vivo ogni giorno e so esattamente di che cosa si tratta. Si tratta, per la precisione, di scegliere quanto sei disposto a soprassedere sulle prescrizioni islamiche, quanto sei disposto a spingerti contro te stesso a favore del quieto vivere con la società che ti circonda, di scegliere quanto vuoi perdere.

Per tutto il mondo non islamico un buon musulmano si giudica proprio da questo: da quanto si è disposti a scendere a compromessi, da quanto di è disposti a rinunciare al proprio islam in favore… di cosa? Della convivenza pacifica? Alla faccia della convivenza pacifica! Il Libano, Paese laico per definizione, non ha certo avuto grandi benefici da questo protrarsi verso l’occidente! Ora che avrebbe bisogno dell’aiuto dei sostenitori dei laici, dell’aiuto delle forze politiche internazionali che propugnano la laicizzazione dell’intero mondo arabo, ecco che quelle forze voltano le spalle e si fanno i fatti loro. E allora ditemi, vorrei proprio sapere per quale strano e astruso motivo noi si dovrebbe tutti rinunciare alla nostra vita spirituale? In favore di cosa?

Per essere tutti uguali, tutti omologati con un’etichetta appiccicata sulla fronte: non sono un terrorista? Per non essere massacrati come animali da macello con il beneplacito di tutta la congregazione internazionale, solo perché ci si veste in un modo differente e si prega un po’ più spesso degli altri? Lia dice che in fondo non è vero, che, magari, ci sono anche lì i ragazzini sciroccati, amanti del rock, dell’eavy metal e dell’hip hop, che c’è anche un mondo uguale, tale e quale al nostro laggiù, che ci fanno vedere solo le donne hijabate solo per propaganda e che, magari, in realtà sono in poche a indossarlo, più o meno come qua. Che noi, donne musulmane d’Italia dovremmo essere più “laiche” e dimostrare che un islam molto free è più che possibile, che continuiamo ad essere le persone normali e tranquille (?!) che conoscevate fino a qualche istante prima della conversione, che non siamo diventate aliene, pazze scatenate o robotiche, come qualcuno sicuramente pensa di noi.

Ma certo che è così. Certo che ci sono i ragazzi sciroccati e le donne in decolté e i rappresentanti con la 24ore e i muratori, i calzolai, gli elettricisti, le cassiere, le estetiste! E c’è anche Kadmous, che mangia l’insalata con la marmellata, ma mi sembra più italiano e più laico di me.

Eppure io non credo che diventare tutti uguali serva a qualcosa. Anzi penso che sia la cosa più degenerativa che possa succedere al mondo. Invece penso che la cosa più intelligente da fare sia quella di imporre la diversità, come qualità inalienabile del mondo e della civiltà: il niqab e la canotta, l’islam e il buddismo, la storia dei popoli e delle religioni, la geografia a portata di mano, il globo terrestre che ti passa davanti agli occhi mentre tu stai in giro per… chessò… Ascoli Piceno!

Quando il razzismo riguardava il colore della pelle l’idea più felice non è certo stata quella di sbianchire la pelle a tutti i neri, così i bianchi , finalmente, avrebbero iniziato a pensare che i neri erano identici a loro! E per i musulmani è uguale! Se uno porta la barba, porta la barba: che diamine! Non è mica la fine del mondo! Semplicemente è un musulmano con la barba!

Io ho dovuto bruciarle, le mie radici islamiche, ma a malincuore. Ho dovuto bruciarle perché sono una mamma singol e perché faccio un lavoro da maschio e perché non ho una famiglia islamica o una umma attorno a me. Ho dovuto bruciarle per una questione di necessità e non per diletto. E così, agli occhi del mondo occidentale, non c’è poi molta differenza tra me e un Magdi Allam, se non fosse per il fatto che io amo l’islam e Magdi? Bhò! A me sembra che lo odi con tutte le sue forze.

alhamdulillah alle 23:48 in: politica, donne, hejab, occidente contemporaneo, dello spirituale e del nikab, le radici e le ali
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Commenti
#1   03 Agosto 2006 - 12:39
 
Quante cose mi vengono in mente leggendo questo post.. E' che ormai è la cultura imperante quella dell'appiattimento, dell'omologazione. E se ci si discosta un pochino dai solchi già tracciati, ecco che parte la caccia al mostro. E ormai non si coglie più l'occasione per imparare, scoprire, accogliere. Ormai tutto quello che è diverso fa solo paura. Che gran tristezza... Pensare che la gente si scandalizza quando vede una ragazza con l'hijab e non fa un plissè quando ne vede una con il filo interdentale al posto delle mutande che esce dai jeans a girocollo d'utero. Ecco perchè mi sento tanto aliena: sarebbe così facile lasciare libertà di scelta alla sensibilità di ognuno....
Un abbraccio grandissimo!
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#2   03 Agosto 2006 - 12:41
 
...Dimenticavo: ma il forum è ancora attivo? :o)
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#3   03 Agosto 2006 - 14:39
 
Il forum era gestito da Mohammed di Roma, ma ormai è stato un po' trascurato ed è in un grave stato di sfascio.... Credo ci toccherà ricostituirne uno al più presto!!!
Baci.
Khadi
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#4   03 Agosto 2006 - 15:39
 
Ciao, grazie di aver segnalato il nostro blog.
Approfittiamo dello spazio per segnalare che sabato 5 ci sarà un corteo a Varese, qui tutte le informazioni:
http://kadmous.splinder.com/post/8860758/Corteo+a+Varese+sabato+5+agosto

Alessandro e Ghassan
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#5   05 Agosto 2006 - 08:03
 
Io sono d'accordo con tutto quello che dici, salvo una cosa, ho come l'impressione che per te l'islam sia qualcosa di indeclinabile, dato una volta per sempre, non vivibile all'interno di una società diversa. Nella mia esperienza non è così, io penso di vivere da musulmana occidentale, non sono laica, e penso che in quel che mi circonda non ci siano solo superficialità e canzonette, ma anche una vita vera, con dei valori veri, umani, che sono parte di ogni uomo e donna. Ci sono anche credenti, di religioni diverse, che con le dovute differenze, mi assomigliano ancora di più.Se scendo a questo livello, io posso sentirmi qui a casa mia e musulmana. Nessuno mi impedisce di pregare e di portare l'hijab, certo ci vuole più coraggio e determinazione e un po' di adattamento, ma non sono obbligata a perdere i miei valori. Se l'identificazione con gli altri avviene a livello di vestiti, di canzoni, (sia islamiche che occidentali), è cosa fragile, dobbiamo cercare un rapporto con chi ci circonda nelle pieghe più profonde dell'essere umano, e lì nessun uomo e donna è straniero all'altro, perchè comuni sono le esperienze fondamentali umane. Il vivere in occidente da musulmani richiede maggiore forza e fedeltà, e sopratutto un mente aperta che va all'essenziale, che sa porre una gerarchia di valori, perchè non tutto è ugualmente importante, sapersi adattare dove è indispensabile farlo, sapere mantenere la propria disciplina in tutto ciò che è possibile, e sentire che fuori non ci sono estranei, ché siamo tutti figli di Adamo.
utente anonimo

#6   05 Agosto 2006 - 15:39
 
Carissima, ti ho incontrato per caso sul blog di PattiChiari. Anch´ío sono un fautore del dialogo e del confronto, del pluralismo e della convivenza, e non credo che per questo bisogna rinunciare al proprio modo di essere e di vivere la propria religione. L´importante e´ che la religione non diventi un guscio impenetrabile, ma che esprima il proprio modo di allacciarsi al nostro Dio. Un Dio che non puo´ essere il Dio dell´intolleraza e del fanatismo, ma un Dio che unisce fra loro gli uomini di ogni provenienza. Sono cattolico, e non per questo credo che vi sia incomunicabilita´ fra le nostre rispettive religioni. Ciao, con simpatia!
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#7   05 Agosto 2006 - 17:53
 
Ci chiamano "cugino", gli arabi che incontriamo (e non solo, anche altre persone estra-comunitari), e noi rispondiamo con allegria "cugino".
Molte volte un dialogo fatto di questa semplice parola.
"Cugino", una parola, uno sguardo amico, che racchiude la solidarietà, la familiarità, il rispetto e la tolleranza reciproca.
Non amo le omologazioni, o la clonazione del pensiero, sarò un idealista, ma credo che si possa convivere in pace, semplicemente "ciao cugino"
Uno motivo, per cui sono fiero di essere siciliano.
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#8   07 Agosto 2006 - 13:33
 
"Il Libano, Paese laico per definizione, non ha certo avuto grandi benefici da questo protrarsi verso l’occidente! Ora che avrebbe bisogno dell’aiuto dei sostenitori dei laici, dell’aiuto delle forze politiche internazionali che propugnano la laicizzazione dell’intero mondo arabo, ecco che quelle forze voltano le spalle e si fanno i fatti loro".
Esatto!
Magnifico, Khadi.. Se non entro troppo nel personale, perchè hai dovuto bruciare le tue radici islamiche?

Andrea
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#9   07 Agosto 2006 - 14:52
 
Vi ringrazio per queste manifestazioni di... per così dire... cuginanza!! Ne sono felice!
Per quanto riguarda il commento 5 dell'utente anonima (per favoremi diresti chi 6??? Salam!) non posso fare a meno di ammettere che ammiro moltissimo la sua visione, perchè grazie a Dio, si vede che la sorella ha avuto la possibilità di vivere il suo islam semplicemente, senza dover combattere contro tutto e tutti. Per me è stato invece tutto molto faticoso, pieno di ricatti e tragedie, ed ho conquistato una specie di serenità quotidiana solo a costo di molte rinuncie essenziali per l'islam: per es. non porto l'hijab, non prego molto e non lo faccio rigorosamente in orario, vado in moschea due volte l'anno, se va bene, vivo al di fuori - totalmente al di fuori - di una umma etc. etc.
Insomma vivere da laica per me non è tutta quella meraviglia perchè ne avrei fatto volentieri a meno. Però di fatto così riesco a tirare avanti e anche a dare a chi mi circonda una "buona immagine dell'islam" e se invece vivessi da religiosa - e per religiosa intendo anche semplicemente pregare sul luogo di lavoro, per es. e girare in hijab - attorno a me si scatenerebbe il putiferio totale e la mia vita diverrebbe impossibile. Quindi ho dovuto rinunciarci e, caro Andrea, in questo senso, bruciare le mie radici islamiche, per vivere un islam un po' arrangiato. Cmq meglio questo che niente!!
Per questo mi fa troppo ridere la difesa a spada tratta del laicismo, del diritto di ognuno al laicismo, perchè esiste anche un diritto di ognuno alla religiosità che viene assolutamente ignorato anche dagli stessi musulmani. Perchè non indossi il velo?? Ma ddai! Ma che cosa vuoi che ti dicano?? E dall'altra parte: ma pensi che il velo sia tutto l'islam?? Evidentemente hai un'idea anacronistica e integralista della tua religione!! E così per la preghiera, per il mare, per la canotta, per la musica che ascolti o non ascolti, per i funerali e i matrimoni cattolici, per i battesimi e tutto il resto.
I musulmani che vivo integrati all'interno di una umma ti dicono che non esiste nessun problema a vivere islamicamente, i laici - cristiani, musulmani, atei, buddisti e quant'altro - ti dicono non puoi farti condizionare la vita da una religione, perchè la religione deve aiutarti e non crearti problemi!! E invece l'ideale è semplicemente seguire la propria via.
Ognuno di noi deve riuscire a trovare un suo modo. Pochi hanno il beneficio di poter vivere immersi in una vita totalmente islamica. In pochi hanno il beneficio di desiderarla. Tuttavia nel compromesso che ognuno si sceglie non può esserci condanna o approvazione, ma solo rispetto. Il giudizio spetta esclusivamente al Signore dei Mondi, non certo ai laici o ai religiosi. Un consiglio meditato, invece, fa sempre bene, inshallah! A chiunque, credo!
Virtualmente un abbraccio affettuoso!
Khadi
utente anonimo

#10   07 Agosto 2006 - 20:42
 
Cara khadi, il numero 5 sono io, Patrizia Khadija, non è che volessi mantenere l'anonimato, solo se non sono tanto pratica di blog e così pensavo che il nome di chi scrive, venisse automaticamente... Ma io non so definirei la mia esperienza di pacifica integrazione, solo faccio lo sforzo di distinguere l'importanza delle cose. Ad esempio la preghiera cinque volte al giorno è uno dei cardini della vita islamica, se non si riesce a fare in orario a causa del lavoro, si può recuperarla, ma saltarla mi sembra eccessivo. Per questo penso che bisogna distinguere le cose, cercare dei compromessi, ma anche essere perseveranti ... la preghiera non si pone sullo stesso piano della musica e dei funerali ecc. questi hanno diverso spazio per opinioni diverse, quella no, è la linfa della religione. spero di vederti e spiegarti meglio quello che penso. Pace, patrizia Khadija

utente anonimo

#11   29 Agosto 2006 - 19:24
 
Non mettetemi in bocca cose che non ho detto.
Io ho detto:

1) Che i media non mostrano il Medio Oriente "laico" e, così facendo, rendono più difficile l'identificazione tra pubblico occidentale e vittime di guerra arabe. In compenso, quando si tratta di mostrare Israele, i processi di identificazione sono molto più curati, mi pare.

2) Che le donne musulmane in Italia (che, per quanto mi riguarda, possono fare quello che vogliono, figurarsi se le voglio "laiche"!!) farebbero bene ad affrontare alcuni problemi che, di fatto, hanno. Avevo anche citato degli esempi, mi pare, che con l'essere laiche non c'entrano niente.
Esiste un discorso pubblico, tra i musulmani, che è quello del rispetto per la donna, della sua specificità e così via. E poi ne esiste uno ufficioso, se così si può dire, che gronda disprezzo e giochi di potere tra i sessi. Di questo secondo discorso, voi sarete complici fino a quando continuerete a fare finta che non ci sia. Le vostre sorelle in Egitto, mi dispiace dirlo, sono più critiche e meno sottomesse di quelle che ho visto qua. E magari non sono laiche per niente.

Questo è quello che ho da dire io.
Come ho già detto una volta, la vita è piena di battaglie e questa non è una battaglia mia, quindi non mi ci impegno. Però l'ipocrisia non mi piace: se davvero me lo sentissi dire più di tanto, che la vita delle donne nell'islam italiano è un giardino di rose purché preghino, potrebbero anche girarmi le balle. E allora faremmo un bel botto, mi sa, ché direi che la credibilità per potermi esprimere sull'argomento me la sono guadagnata, in questi anni, e non mi va di arrivare in Italia ed essere presa per scema.
utente anonimo

#12   30 Agosto 2006 - 11:59
 
Probabilmente ho maleinterpretato, Lia, e me ne scuso. Per quanto riguarda il problema del predominio dell'uomo sulla donna con la scusa dell'islam, il problema esiste ed è ufficioso, non certo per una questione di ipocrisia, ma per evitare di invadere la privacy delle sorelle e per evitare strumentalizzazioni. Non è vero che non ce ne occupiamo. Molte di noi hanno avuto esperienze matrimoniali burrascose. Io stessa sono fuggita da un matrimonio andato malissimo e, grazie a Dio, ho avuto i mezzi per fuggirne.
Certo, non mi metto a parlare di mio marito - tra l'altro italiano!! - sul blog. Tante persone strumentalizzano l'islam, il cristianesimo, l'anarchismo, il socialismo o .. - bhò - lo sciamanesimo, per pervenire più facilmente ad una condizione di potere personale, spesso a discapito delle donne.
Probabilmente quello non è il tema del mio blog, perchè questo è uno spazio molto personale, in fondo, anche se si chiama an-nisa, e il problema con il marito io l'ho risolto in breve tempo, anche grazie all'islam italiano e quello che invece psicologicamente mi è stato difficile superare è stato il rientro a casa, in un'atmosfera che mi puntava come l'ultima svalvolata di turno, alla stregua di una che si è bruciata il cervello di acidi e psicofarmaci e non è buona più a fare niente.
Quello per me è stato un trauma.
Il marito più che integralista con le solite idee ottuse della celebrazione dello strapotere dell'uomo sulla donna, la gelosia cronica, i modi violenti e rigidi e le pressioni psicologiche ero riuscita a combatterlo e a vincerlo e ogni donna, musulmana o no, ha tutti gli strumenti per poterlo fare. Ci sono situazioni peggiori che non riguardano il mondo islamico: il caso di Natasha di Vienna, il caso di Remzija (http://www.kelebekler.com/reska/reska09-it.htm) e chissà quanti altri casi, in giro per il mondo.
Certo, ci sarebbe bisogno di un'associazione di donne musulmane in grado di aiutare tutte quelle donne che se lasciassero il proprio marito non saprebbero che fare, dove andare etc.
Ne stiamo parlando. Inshallah prima o poi la costituiremo. Io, per esempio, ne avrei avuto bisogno, all'epoca. Per molte potrebbe essere vitale.
utente anonimo

#13   02 Settembre 2006 - 16:48
 
carissima non e' vero che hai bruciato le tue radici.Cu siono parecchie sorelle che per poter crescere i loro figli vivono con i genitori non musulmani certe volte questi genitori sono persone rispettose altre volte sono veri e propri fascisti che negano l'islam delle loro figlie.Io che vivo nella stessa tua situazione ho lottato per anni per farmi accettare come musulmana dentro casa e per crescere islamici i miei figli.Se i tuoi genitori ti permettono di fare le preghiere il ramadan e di fare un minimo di dawa credo che sia assolutamente lecito per te vivere con loro , a meno che non cerchi uno sposo musulmano.Se non puoi portare il velo sei sotto costrizione e Allah non tene farà una colpa.
Cerca di imparare il Corano e le preghiere alla tua bambina.salam amina salina
utente anonimo

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