Nuova base NATO a Vicenza
Ricevo e inoltro, allegando, in proposito, una segnalazione. Non vado oltre, perchè negli ultimi tempi non ne ho il tempo, nè la voglia.
N.B. Mi raccomando: leggete anche la segnalazione!!
Con preghiera di massima diffusione, diffondetelo a tutti i vostri
contatti ed invitateli a fare altrettanto.
IL GIORNALE DI VICENZA FA REFERENDUM TELEFONICO SU DAL
MOLIN. CHIAMA SUBITO LO 0444/396381 PER DIRE NO ALLA
BASE USA. UN SOLO VOTO X NUMERO TELEFONICO CHIAMANTE.
CHIAMA DA TUTTI I NUMERI AI QUALI PUOI ACCEDERE. FAI
CHIAMARE DA TUTTE LE PERSONE CHE CONOSCI.
IMPORTANTE! FAI GIRARE QUESTO MESSAGGIO. GRAZIE.
[1]http://italy.peacelink.org/disarmo/articles/art_18779.html
Scoop dell'Espresso
Superbase militare Usa a Vicenza
Missili, carri armati, parà, ecco il piano per trasformare la città
veneta nella più importante base d'assalto dell'esercito amaricano
verso il Medio Oriente.
Da dove partirà ogni attacco in Medio Oriente. E forse in Iran
Roberto Di Caro
Fonte: L'Espresso n.38, 28 settembre 2006
25 settembre 2006
Il 'pugno di combattimento', come lo chiamano al Pentagono, di un
ipotetico conflitto con Teheran. Il cuore e il cervello della risposta
bellica di pronto intervento sull'intero scacchiere mediorientale,
Iraq e Afghanistan inclusi. La leggenda dell'esercito statunitense, la
173a Brigata aerotrasportata del capitano di 'Apocalypse now',
rifondata e riunificata. Dove? A Vicenza, nel cuore della città. Alla
caserma Ederle, dove già sono in 6 mila, e in un'intera nuova base da
costruire entro l'area dell'aeroporto Dal Molin, 1.300 metri da piazza
dei Signori e dalla Basilica palladiana. Prima tranche entro il 2007,
a pieno regime entro il 2010.
Su scelte del genere una nazione magari si scanna, ma le fa
inalberando e urlando le ragioni del sì e del no. Da noi invece la
vicenda è stata tenuta sottotraccia per tre anni, e sulla decisione si
sta ora imbastendo un delicato minuetto. Ma per carità, caro ministro,
veda lei se dare o no agli americani il Dal Molin: la decisione le
tocca per legge, e mai io anteporrei i nostri interessi locali a
quelli sacri dell'Italia. Ci mancherebbe altro, caro sindaco, decida
lei: non voglio imporre alcunché ai vicentini, mi rimetto anzi alla
loro e alla sua volontà... Colombina e Mirandolina? Macché. I
protagonisti sono due tosti politici come Enrico Hüllweck, forzista,
ex deputato, da due mandati primo cittadino di Vicenza, e Arturo Mario
Luigi Parisi (così si firma e così lo citiamo), ministro della Difesa
dal piglio marziale, che passi in rassegna i picchetti o annunci
l''arrivano i nostri' in Libano.
Come se in ballo ci fosse giusto qualche appalto da spartire, una
manciata di voti di residenti e le solite melmose contrattazioni
politiche col bilancino in seno alla maggioranza: si tratta invece,
tout court, della completa riconversione della strategia e della
dislocazione delle forze armate americane in Europa. La Vicenza
americana già ora ospita, oltre ai 6 mila della Ederle, un quartiere
blindato e vietato detto Villaggio della pace, vari magazzini in zona
industriale, più due siti in provincia a Tormeno e Longare, incluso il
Pluto dove per vent'anni sono stati stoccati missili in giardino a
testata nucleare. Nella prevista riorganizzazione, acquisendo il Dal
Molin attualmente aeroporto militare italiano in via di dismissione e
insieme civile senza voli dopo un anno di funzionamento claudicante
con i conti in rosso, Vicenza diverrebbe la più potente base americana
in Europa. Qui verrebbe costruita la nuova 173a Brigata
aerotrasportata, che triplica la forza e gli organici di quella ora
divisa tra qui e le basi tedesche di Bamberga e Schweinfurt.
Rafforzata come organico (è previsto l'arrivo di altri 1.800 militari)
e come dotazioni: 55 tank M1 Abrams, 85 veicoli corazzati da
combattimento, 14 mortai pesanti semoventi, 40 jeep humvee con sistemi
elettronici da ricognizione, due nuclei di aerei spia telecomandati
Predator, una sezione di intelligence con ogni diavoleria elettronica,
due batterie di artiglieria con obici semoventi i micidiali
lanciarazzi multipli a lungo raggio Mrls, quanto basta per cancellare
una metropoli. A parte il nome della brigata, cambia tutto e la forza
bellica cresce a dismisura.
Nelle parole del generale James L. Jones, comandante delle forze
armate Usa in Europa, pronunciate davanti al Senato americano già nel
marzo 2005, "la 173a Brigata aerotrasportata sarà ampliata in Brigade
Combat Team", cioè una sorta di maglio mobile con la potenza di fuoco
di una divisione, "e rimarrà in Italia, in prossimità della base aerea
di Aviano, suo centro d'impiego primario. Usareur (U. S. Army Europe,
ndr) ha piani per espandere impianti e infrastrutture nell'area di
Vicenza, includendo le strutture militari americane all'aeroporto Dal
Molin favorendone la crescita attraverso la ristrutturazione".
Si badi alla data: marzo 2005, un anno e mezzo fa. Il generale ha già
pronti tutti i piani per ristrutturare il Dal Molin, e infatti chiede
al Senato i fondi per attuarli. Una svista? Arroganza? No. L'allora
premier Silvio Berlusconi aveva dato il suo benestare, non è chiaro se
con una pacca sulle spalle o con un impegno segreto, visto che nessuno
ha fino a ora esibito protocolli sottoscritti da entrambi i paesi
contraenti.
Adesso, nel minuetto su chi debba dire di sì o di no, sembrano cadere
tutti dalle nuvole. Il sindaco Hüllweck non è contrario a cedere parte
dell'area del Dal Molin: "Ma se sono io a dire di sì, poi chi me li dà
i milioni di euro per il necessario completamento della tangenziale,
le altre strade, gli scavi, i sottoservizi di acqua, gas e energia
elettrica?". Il ministro Parisi preferirebbe certo sottrarsi alle ire
di Oliviero Diliberto che a giugno è arrivato a Vicenza in veste di
capopopolo contro il nuovo insediamento militare yankee: ma come
spiegare un rifiuto all'alleato americano e al buon amico di Condy
Rice, il ministro degli Esteri Massimo D'Alema? Fosse il Comune a dire
di no gli toglierebbe le castagne dal fuoco. Ecco allora, lo
segnaliamo per il 'libro delle prime volte', che la risposta di Parisi
al sindaco inaugura la formula del silenzio-dissenso: "In assenza di
un riscontro si riterrà che il Comune di Vicenza abbia espresso parere
negativo".
Come si è arrivati a un tale mirabile esempio di patafisica della
politica? "Me ne accennò la prima volta, nel marzo 2004, il
consigliere politico del comando militare Usa a Vicenza, Vincent
Figliomeni, durante una rituale visita di cortesia del comandante
della Ederle", racconta il sindaco. Quando gliene riparlano, un anno
dopo nel marzo 2005, chiede perché vogliano proprio il Dal Molin. "Non
intendiamo usare la pista, i nostri soldati si sposteranno alla base
aerea di Aviano in pullman e solo di notte", gli assicurano: lo
ribadiranno ufficialmente a più riprese, anche al ministero della
Difesa italiano. Affermazione plausibile in termini di procedure e
costi, ma curiosa visto che per arrivare ad Aviano in autostrada c'è
di mezzo il perenne ingorgo del passante di Mestre: ve la vedete la
Brigata d'assalto di punta dell'US Army pronta a essere paracadutata
d'urgenza in teatro di combattimento, traffico mestrino permettendo?
Nella ricostruzione di Hüllweck, è lui a parlarne a Gianni Letta,
sottosegretario alla presidenza del Consiglio, che a sua volta
incontra l'ambasciatore americano: nega così, il sindaco, che l'imput
gli sia venuto da Silvio Berlusconi, proprio nel marzo 2003 testimone
alle sue seconde nozze. Il Comune risponde invece picche alla
richiesta Usa di costruire anche un reparto ostetricia tutto per loro,
in modo che i pargoli della 173a potessero nascere in suolo americano,
ancorché oltreoceano.
Solo nel marzo di quest'anno cominciano a uscire le prime notizie
sulla prossima rivoluzione militare americana a Vicenza. E a formarsi
i primi Comitati del No, ormai sei riuniti in un coordinamento, negli
ultimi giorni presenti con cartelli e cortei, e una raccolta di 10
mila firme, dalla riunione del Consiglio comunale all'arrivo del
ministro Francesco Rutelli per il premio Eti, l'Oscar del teatro
italiano, in quel gioiellino che è l'Olimpico. "Ma scherziamo?
Un'altra base del genere in piena città, in un'area congestionata dove
nelle ore di punta già si formano chilometri di coda, contro il parere
del comune confinante di Caldogno, distruggendo per le infrastrutture
anche l'argine del fiume Bacchiglione? E i problemi di sicurezza?
L'Unione non doveva ridurre le servitù militari? Vale solo per l'isola
sarda della Maddalena?", attaccano Cinzia Bottene e Viviana Varischio,
presidenti di due dei sei comitati.
A maggio arrivano in Consiglio comunale tre colonnelli Usa e
spiattellano un malloppo di trecento pagine con tutti i progetti delle
nuove strutture previste al Dal Molin: c'è disegnato ogni muro,
pilastro, pensilina, tipo di tegola, rubinetto, linea e presa
elettrica, dalla caserma a otto palazzine a pettine di quattro piani
più uno alla mensa per 801-1.300 persone, più due autopark di sei
piani, depositi, negozi, due ristoranti, fast food, barbiere, fino ai
14 metri quadri per la pompa di benzina. Gli americani le cose le
fanno così: hanno messo nero su bianco persino le modalità con cui
selezionare i dentisti italiani in considerazione delle differenze tra
i nostri e i loro medicinali. L'investimento Usa è pari a 306 milioni
di dollari per la sola prima fase da chiudere entro il 2007: la
tabella sta nella relazione del citato generale Jones alla Commissione
Forze armate del Senato americano del 7 marzo scorso, dove si
dettagliano anche 26 milioni per il Centro fitness, 52 per il
mini-ospedale, 31 per la scuola elementare americana all Ederle. Il
complesso dovrebbe operare a pieno regime nel 2010, con una spesa
finale sul miliardo di dollari.
Per gli americani è tutto deciso, per gli italiani tutto da decidere.
"Che vuole, Vicenza è il cuore della tradizione dorotea, cioè della
mediazione infinita per accontentare tutti. Oggi che i democristiani
non ci sono più è anche peggio: alla composizione degli interessi s'è
sostituita la reticenza, non si sa mai chi, come e quando decide",
annota Ilvo Diamanti, vicentino, politologo, prorettore all'ateneo di
Urbino.
E infatti la scelta non ha né padri né madri. "Sì, ho tenuto io i
rapporti con gli americani della base, specie con i tecnici", dice
Claudio Cicero, assessore di An a mobilità, trasporti e
infrastrutture, nel cui ufficio già campeggia il tracciato della
tangenziale che vorrebbe costruire coi soldi degli States, del governo
italiano, della Regione, facciano loro, purché non con le casse del
Comune: ma neanche lui annuncia battaglia in caso di un 'no' del
governo. Più sottilmente, insinua il dubbio che impedire il
ricongiungimento della 173a a Vicenza potrebbe spingere gli americani
a spostare tutto altrove, in Germania o magari in Romania: "Alla
Ederle lavorano oggi 750 italiani come personale civile. Se perdessero
il lavoro, solo un terzo potrebbe essere ricollocato altrove". Del
resto è in quel bacino che Cicero prende i voti, non certo tra i
catilinari antiguerra e antibase. Ma in questa sua posizione si
ritrova come alleati Cisl e Uil, anima del comitato per il 'sì' che ha
anch'esso raccolto le sue brave 10 mila firme.
A sentire gli esperti, non sembra probabile che in caso di rifiuto gli
americani per ripicca dislochino la 173a in Romania o in Bulgaria, e a
Vicenza smantellino anche la Ederle. I soldati si spostano in aereo,
ma tanks e rifornimenti si muovono via nave, e ai porti di Livorno o
Trieste si arriva facilmente, tra il Mediterraneo e il Mar Nero c'è
invece di mezzo il Bosforo: basterebbe allora un colpo d'ala del
premier turco Erdogan o di chi per lui a inceppare l'intera strategia
di intervento rapido in Medio Oriente. Ma le minacce più sono velate e
meglio funzionano, in casi come questo.
A margine, un piccolo italianissimo interrogativo: giacché tutta la
storia nasce con Berlusconi presidente del Consiglio, che farà per
tener fede all'impegno, ancorché informale, da lui preso con il suo
amicone americano? "L'ho sentito giovedì scorso", risponde il sindaco
Hüllweck: "'Come sei messo?', mi ha chiesto, 'so che hai dei problemi.
Vuoi magari parlarne con l'ambasciatore americano?'". Detto fatto,
l'incontro ha luogo a Roma il mercoledì. Ovvero: come un'incontenibile
esuberanza, forse la nostalgia di quando queste cose le faceva da
premier, dà luogo a una diplomazia parallela da Repubblica delle
banane.
Note:
Peggio di Rambo
Ricordate 'Apocalypse Now'? Ricordate il protagonista, il capitano
mandato a stanare il colonnello Kurtz dal suo regno nella giungla?
Anche nel film, l'ufficiale incaricato della missione impossibile è un
ufficiale della 173a brigata. Perché il reparto vicentino destinato a
diventare 'il pugno dell'America in Medio Oriente' incarna tutti i
miti della storia militare statunitense. Dal 1917 sono sempre i primi
a entrare in battaglia. I battaglioni ricostituiti per potenziare la
base veneta vantano medaglie conquistate in Tunisia, in Sicilia, in
Normandia. Sono gli Sky soldiers, che arrivano dovunque e risolvono
ogni situazione. A qualunque costo.
In realtà, in Vietnam il reparto è stato mandato al massacro: i parà
hanno combattuto per sei anni di fila. Anche quella volta furono i
primi ad arrivare, raccogliendo 8 mila onorificenze negli scontri. Il
prezzo? Milleseicento nomi incisi sul Muro della memoria. Un tributo
di sangue che ha costretto il Pentagono a sciogliere il reparto.
L'unità è risorta nel 2000, proprio a Vicenza, per tenere sotto
controllo i Balcani. Ma l'esordio bellico è stato in Iraq, con uno
spettacolare lancio di paracadutisti ad uso della Cnn nella zona
curda. Un volo diretto dall'Italia che ha scavalcato il no di Ankara
al conflitto: "Siamo bastati da soli per aprire il fronte nord", si
vantano i parà. Il resto della campagna irachena e le operazioni
afgane nella zona talebana sono costate molte vite: almeno 40 parà
vicentini sono morti. Perché già oggi la base veneta è in prima linea.
E usa come motto la conversazione tra terroristi intercettata a
Kirkuk: "Questi americani non sono marines: sono terribili, sono
dovunque e ci stritolano". Peggio di Rambo.
Roberto Di Caro
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