martedì, ottobre 31, 2006

E vabbè Lia, giusto perchè sei tu, mo' mi confesso un po'....

divorzio-islam-NUOVO.gif

E non ho potuto fare a meno di ripensare a quei giorni, a quando tutta incinta e niqabata, me ne sono scappata di casa con tanto di scorta di poliziotti e parenti - e menomale che, almeno, ho pensato a portarmi via i documenti!
Incinta e svelata, poi, ho preferito andare a casa dei miei piuttosto che rimanere nella sua stessa città, la città dell'ex-pseudo-marito, dalla sorellina più dolce del mondo, che, come una vera sorella di sangue e con un trasporto ancora più grande, mi aveva offerto il suo aiuto, senza condizioni.
E invece sono scappata anche da loro, terrorizzata all'idea che lui venisse a cercarmi lì, che mi costringesse a tornare in qualche modo, che minacciasse il marito della mia amica, che rapisse il nostro bambino appena nato o che facesse chissà quale altra idiozia.
E guardate che non era affatto un arabo barbuto, ma un italiano biondino e apparentemente inoffensivo, eppure per tanti anni non ne ho parlato, perchè continuavo a sentire in ogni momento la minaccia di lui vicino a me, il fiato sul collo, la paura.
Sono tornata a casa controvoglia. I miei erano traumatizzati dalla vicenda e si spaventavano di tutto. Mi controllavano le telefonate, mi sorvegliavano e non potevo nemmeno pregare. I parenti mi guardavano storto e le vecchiette del paesello conoscevano del fatto le versioni più disparate e avvincenti e le raccontavano alle mie amiche che quasi credevano più a loro che a me.
Avrei fatto qualsiasi cosa per andarmene, ma non potevo scappare di nuovo e tornare in "quella" città.
Setacciai il web, alla ricerca di un'associazione islamica di volontariato, un gruppo di donne musulmane, una traccia di aiuto, che venisse dalle persone da cui desideravo l'aiuto.
Non c'era nulla.
E comunque era anche molto tempo fa.
Poi arrivò l'undici settembre e da allora in poi ci fu ancora meno e quello che c'era sembrò come sparire.
Non è facile, per una donna musulmana che aveva deciso di vivere in "quel" modo, ritrovarsi, di colpo, catapultata di nuovo qui, a vivere in "questo modo".
Grazie a Dio avevo un tetto, la possibilità e la forza di arrangiarmi con lavori di ogni tipo, la capacità di reinventarmi una me stessa che sa vivere nell'islam, anche se tutto il mondo attorno fa come gli pare, musulmani compresi.
D'altra parte anche quelli sulla collinetta di Giovanni erano 24, mica miliardi!
Poi arrivò il blog e con il blog arrivarono, da ogni parte, sorelle meravigliose, dolci e combattenti. Terremoti e cataclismi fatti femmina, in nome della difesa dell'islam e dei diritti islamici e delle verità islamiche.
E fratelli, anche....

Ed ora sto qua
a leggere tutta questa meravigliosa valanga e mi è venuta pure un po' di febbre per come sono scossa e in fondo anche felice, perchè è da cose così che si inizia una rivoluzione collettiva e si dà un senso alla propria rivoluzione individuale....
Ebbene sì, fratellini, sono sicura che lo sapete che la pacchia è finita, ormai!
Vi costringeremo a rispettarla, questa nostra legge del cuore... la sharia
, a rispettare quella vera, non quella bugiarda cosina squallidetta che vi siete inventati per mettere il silenziatore alle vostre pallottole.

alhamdulillah alle 22:50 in: donne, sharia come legge del cuore
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venerdì, ottobre 27, 2006

Quello che dicono i sapienti sul velo

"O Profeta, di' alle tue spose, alle tue figlie e alle donne dei credenti di coprirsi dei loro veli, così da essere riconosciute e non essere molestate. Allah è Perdonatore, Misericordioso"
(Corano XXXIII. Al-Ahzâb, 59)

Qualche sera fa Mario Sciajola, ex-responsabile della Lega Musulmana in Italia, ai 10 minuti del tg2, ha esordito dicendo di aver contattato un hulema dell'Arabia Saudita chiedendo esplicitamente se il velo è davvero una prescrizione coranica. E pare che l'hulema gli abbia detto che no - ma figurati! - ma dove sta scritto che una si debba mettere quel coso in testa e no, non è una prescrizione coranica.
Se avesse fatto il nome di questo esimio sapiente vi assicuro che il giorno dopo il consiglio degli Hulema lo avrebbe radiato per sempre. Probabilmente non ne ha fatto il nome perchè questo signore, così sapiente, poi non era! Oppure nemmeno esisteva.
Non è una provocazione. Voglio solo che vi facciate un'idea della verità su quello che dicono i sapienti sul velo.
E
Ummusama è in grado di spiegarvelo meglio di qualunque altra sorella.

L'Hijâb... Perché?!
 

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alhamdulillah alle 01:38 in: hejab, cultura e culture, dello spirituale e del nikab, sharia come legge del cuore
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venerdì, ottobre 27, 2006

Probabilmente a qualcuno

40.000, dicevo. Tenendo conto che dal giugno 2004 all'ottobre 2005 il blog è stato irreperibile si tratta di una media di circa 50 visitatori al giorno... Probabilmente a qualcuno interessa anche l'islam. E forse è per questo che ogni tanto si alza di nuovo il polverone e ritorna in auge la critica all'islam in tutte le sue manifestazioni e soprattutto nelle sue manifestazioni evidenti, tipo le moschee e il velo.
Noi continuiamo a raccontarci e a raccontare il mondo visto da un'altra ottica. A volte vi sembreremo integraliste, alle volte fanatiche, altre volte in tutto e per tutto simili a voi.
Questo blog poi ne ha viste di cotte e di crude e ne ha dette anche.
Ma quello che non si stancherà mai di comunicare, fino a ripetersi ogni giorno ed essere pedante ed annoiarvi e rimanere senza nemmeno un filo di voce, è quella assurda e balorda idea secondo la quale possa esistere al mondo una piramide di valori differente da quella occidentale, un'altra concezione della vita, un'altra regola civile, un altro ordine, un altro sistema valido.
E se la parola sharia continua ancora ad essere quel tremendo spauracchio che ossessiona le notti e i giorni di ogni civile benpensante, qui si continuerà ancora e ancora a parlarne, non perchè noi si voglia qui in Italia un califfato - come vi suggerisce in maniera subdola il vicedirettore del Corriere della sera, che della sharia, avendo studiato dai salesiani, sa sicuramente meno di voi - ma semplicemente perchè la sharia è la legge che governa il cosmo, fisica e metafisica, la legge del cuore.

alhamdulillah alle 00:54 in: cultura e culture, sharia come legge del cuore
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giovedì, ottobre 26, 2006

Counter = 40.000!!!
...forse a qualcuno interessano il pluralismo e la cultura!
alhamdulillah alle 21:22 in:
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martedì, ottobre 24, 2006

Integralisti, schiavi da cortile e quelle del velo

Che il problema sia politico è chiaro a tutti. Contro ci si stia accanendo invece è chiaro soltanto a pochi, purtroppo.
Sono tutti convinti ormai, anche da parte islamica, che esistano veramente solo due fazioni tra i musulmani: gli integralisti e gli schiavi da cortile. E' una cosa vecchia, si sa. Era vecchia anche ai tempi di Malcom X, ma l'ignoranza rende sempre attuali i pretesti per lo scontro infruttuoso, la fitna.
Anche i governi arabi giocano da sempre con queste categorie mentali, suggerendo falsi miti e mezze verità che il popolino inebetito non è in grado di verificare.
Gli integralisti, quindi, sono quelli contro i diritti delle donne, i moderati sono quelli che le vogliono liberare, gli integralisti praticano la pena di morte, il taglio delle mani e dei piedi, la lapidazione delle donne, l'infibulazione, la tortura e i moderati si battono contro queste pratiche barbariche, gli integralisti mettono le bombe, mentre i moderati sono per la pace e per la guerra preventiva, gli integralisti costringono le mogli a indossare il velo, mentre i moderati vogliono liberare tutte le  donne musulmane da questo inutile fardello.
Quello che so io e che sanno anche molti di voi e che nei paesi arabi integralisti e moderati fanno esclusivamente i loro interessi e gli interessi dei loro partiti. Stop.
E giocano, gli uni e gli altri, a raccontarvi che la sharia è quella cosa che permette ad un uomo di avere 40 mogli e ripudiarne 10 senza la benchè minima conseguenza, che la lapidazione sia una prescrizione coranica, che la pena di morte sia una cosa obbligatoria per uno stato islamico, che una donna non può lavorare, che una donna non può divorziare, che una donna non ha diritti perchè è un essere inferiore.
Badate bene che sono tutti d'accordo i politici d'oltre mediterraneo su queste sette-otto prescrizioni fondamentali. E voi, ingenui che dite la Tunisia è moderata e l'Algeria è integralista e vi immaginate chissà quali e quanti differenze, forse, oppure in fondo lo sapete che, chissà perchè, integralisti o no, si tratta semplicemente di governi che in Italia chiameremmo "mafiosi".
Non sono gli integralisti quelli che detengono persone innocenti nelle carceri segrete per conto dei governi occidentali o per simpatizzare con essi, non sono gli integralisti quelli che praticano regolarmente la tortura, non sono integralisti i governi viziati e corrotti che infestano nord-Africa e medio oriente.
E quindi non crediate che i problemi del mondo arabo si possano risolvere costringendo la berbera di turno a togliersi il velo e indossare i jeans per liberarsi dalla sua condizione. La miseria, l'analfabetismo, l'ignoranza spirituale, la non comprensione della portata rivoluzionaria della religione islamica questi sono gli ostacoli da debellare, non l'hejab!
La donna a cui non puoi togliere l'hijab nemmeno col ricatto è quella istruita e colta, quella libera, veramente libera, che combatte in prima persona per i propri diritti e per i diritti delle sorelle, che urla contro l'infibulazione, contro i maltrattamenti domestici, contro le lapidazioni di stato, che si batte per il divorzio e per il diritto all'istruzione, contro i ripudi insensati e senza tutela alcuna che buttano le donne per la strada, senza soldi, senza un lavoro, senza una casa e coperte dall'onta del disonore per reati mai commessi.
Queste sono quelle del velo, non quelle contro. E, nel caso in cui non lo portino, sono comunque per il diritto ad indossarlo, non per il vezzo di toglierlo. Loro sono contro gli integralisti e contro tutti quegli schiavi da cortile che in Italia paiono avere un successo strepitoso, perchè dicono dell'islam ciò che alla gente piace sentirsi dire. Loro, quelle del velo, esulano dagli schematismi da tiggì e da Corriere e si battono per garantire a se stesse e a ogni donna musulmana gli inalienabili diritti umani e shariatici senza i quali non potrà mai esserci nessuna speranza di pace nel mondo arabo.
E mi fanno solo ridere quelli che s'inventano una nuova interpretazione del Corano per far contenti gli italiani e mi fanno pena, anche.
In Italia tutte queste donne musulmane costrette e ghettizzate di cui parla la tivvù in questi giorni io non le ho mai viste. E ppure ne conosco: marocchine, algerine, senegalesi, pakistane, banglesi.... ma sarà un caso che proprio io conosco tutte quelle toste e dritte e che invece tutte quelle che conosce la Sbai siano delle povere allocche.
Certo, magari la senegalese ha divorziato dal malibù, la marocchina ha sclerato con l'italiano convertito per finta che pensava di poterla soggiogare a piacere, la banglese lavora 16 ore al giorno dentro il suo negozio e ci si è portata pure il frigorifero e i fornelli, però sono donne che sanno esattamente cosa c'è scritto sul Corano e che pretendono per se stesse e per gli altri "quel" trattamento, non quello occidentale ed così che si sono liberate.
E poi ci sono le italiane... Magari hanno già sei figli, oppure non sono ancora sposate, molte lavorano, altre amministrano i soldi del marito per portare avanti la casa. Sono risolute, dolci, mujhaide. Conoscono i propri diritti coranici e ne pretendono l'applicazione. Non s'inventano un islam diverso per farvi felici. Vi raccontano la verità e, alla fine, quando ve la raccontano loro, non può non piacervi, almeno un po'....

A velo spiegato
di Asmae Dachan

Ogni volta che si parla di una questione legata all’islam, la cronaca lo dimostra, sembra scoppiare una sorta di isteria collettiva. Non viene meno solo il rispetto ed il decoro necessario quando si affronta una tematica o una questione legata alla fede, ma viene meno persino la lucidità e la sincerità necessarie in ogni dibattito. Leggi tutto

Uguaglianza e femminilità
 di Patrizia Khadigia dal Monte

Il radicarsi nel mondo occidentale, obbliga la Umma islamica a riflettere sul ruolo originario della donna, quale appare nei testi  normativi e alla distinzione dei ruoli storici che accompagnano tale immagine, senza tuttavia scordare la sapienza tradizionale. Ci lasceremo dunque interrogare dalle istanze culturali e le porremo a confronto con quelle che emergono dalle Fonti, per scoprire la loro accettabilità, la loro positività o la loro negatività. Leggi tutto...

Tutti contro il velo!
di Aisha

Non bastavano le leggi francesi , nonostante il motto del paese “liberté, égalité, fraternité” a limitare la libertà delle donne musulmane praticanti (per non parlare di coloro che, non essendo musulmani,  hanno voglia di esprimere ciò in cui credono indossando il crocefisso o la kippà ebraica), no, non era sufficiente. Ci si doveva mettere pure Straw, il primo ministro inglese, che dice di voler vedere in viso le sue interlocutrici musulmane. E, giusto per mettere la ciliegina sulla torta, ecco l’ ultimo arrivato: il re del Marocco Mohammed VI, che oltre a vietare l’ uso del foulard in sé, vuole addirittura eliminare tutte le immagini di donne velate dai libri... Io mi domando: perché non ci lasciano vivere tranquillamente la nostra fede?Leggi tutto....

Radiocom - Il velo islamico ascolta online
alhamdulillah alle 22:50 in: donne, hejab, sharia come legge del cuore, jihad e resistenza
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martedì, ottobre 24, 2006

Perchè tanto odio?!

E' dura eh?! Ascoltare tutte queste baggianate che raccontano in giro e non poter fare proprio nulla per intervenire. Menomale che almeno ogni tanto c'è un meraviglioso sciopero e si riesce a vivere un giorno di serenità. Ho scritto qualche rigo ieri sera, sulla carta però. E mi arrabbio ancora di più perchè non sto andando a lavorare per studiare e invece poi mi ritrovo ad arrabbiarmi e sono costretta a passare ore appiccicata al monitor e alla tastiera, quando proprio non potrei!
E comunque menomale che esistono il web e la possibilità di informarsi con strumenti non governativi...

alhamdulillah alle 14:28 in: occidente contemporaneo, cultura e culture
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lunedì, ottobre 23, 2006

....Altro



Comunque non penso che potrò resistere e inshallah presto posterò alcuni interessanti interventi di sorelline toste, che hanno da dire in proposito molte più cose di quante ne abbia io ;-)
A presto!

alhamdulillah alle 00:26 in: hejab
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lunedì, ottobre 23, 2006

Meglio pensare all'Eid

Ma sì! Sinceramente sono un po' stufa. Stufa di sgolarmi invano, stufa di raccontare cose sempre uguali e soprattutto di arrabiarmi sempre per gli stessi motivi.
 Il nostro “fazzoletto” non dà fastidio a nessuno, men che meno a noi stesse, perciò è ora di finirla, davvero. Cari “potenti”, cominciate quindi ad occuparvi di ciò che necessita davvero la vostra attenzione.
Lo stralcio è di Aisha e felicemente e semplicemente me lo appiccico qua. Altro ho gia' scritto, ripetutamente.
Nel frattempo Eid Mubarak care sorelline e fratellini. Che Allah -SWT - accetti il nostro digiuno e ci aiuti ad avere la pazienza e la forza di continuare a sgolarci per il diritto di essere trattati normalmente!

alhamdulillah alle 00:05 in: donne, hejab
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martedì, ottobre 17, 2006

quinta giornata del dialogo cristianoislamico
"Pace nell’islam"

Pescara, 11 novembre 2006
di Rete Nonviolenta Abruzzo

La Rete Nonviolenta Abruzzo - nodo Pescara / Chieti della Rete Lilliput organizza un incontro per la quinta giornata del dialogo cristianoislamico.

L’incontro si svolgerà l’11 Novembre 2006 alle ore 18.00 presso la Chiesa Metodista di Pescara in via Latina, 32.

Il relatore è Adnane Mokrani, teologo islamico che parlerà di "Pace nell’Islam".
Lunedì, 02 ottobre 2006

da: http://www.ildialogo.org/islam/cristianoislamico.htm

alhamdulillah alle 22:03 in: cultura e culture, jihad e resistenza
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lunedì, ottobre 16, 2006

Nuova base NATO a Vicenza

Ricevo e inoltro, allegando, in proposito, una segnalazione. Non vado oltre, perchè negli ultimi tempi non ne ho il tempo, nè la voglia.
N.B. Mi raccomando: leggete anche la segnalazione!!

Con preghiera di massima diffusione, diffondetelo a tutti i vostri
contatti ed invitateli a fare altrettanto.

IL GIORNALE DI VICENZA FA REFERENDUM TELEFONICO SU DAL
MOLIN. CHIAMA SUBITO LO 0444/396381 PER DIRE NO ALLA
BASE USA. UN SOLO VOTO X NUMERO TELEFONICO CHIAMANTE.
CHIAMA DA TUTTI I NUMERI AI QUALI PUOI ACCEDERE. FAI
CHIAMARE DA TUTTE LE PERSONE CHE CONOSCI.
IMPORTANTE! FAI GIRARE QUESTO MESSAGGIO. GRAZIE.

[1]
http://italy.peacelink.org/disarmo/articles/art_18779.html

Scoop dell'Espresso
Superbase militare Usa a Vicenza
Missili, carri armati, parà, ecco il piano per trasformare la città
veneta nella più importante base d'assalto dell'esercito amaricano
verso il Medio Oriente.
Da dove partirà ogni attacco in Medio Oriente. E forse in Iran
Roberto Di Caro
Fonte: L'Espresso n.38, 28 settembre 2006
25 settembre 2006
Il 'pugno di combattimento', come lo chiamano al Pentagono, di un
ipotetico conflitto con Teheran. Il cuore e il cervello della risposta
bellica di pronto intervento sull'intero scacchiere mediorientale,
Iraq e Afghanistan inclusi. La leggenda dell'esercito statunitense, la
173a Brigata aerotrasportata del capitano di 'Apocalypse now',
rifondata e riunificata. Dove? A Vicenza, nel cuore della città. Alla
caserma Ederle, dove già sono in 6 mila, e in un'intera nuova base da
costruire entro l'area dell'aeroporto Dal Molin, 1.300 metri da piazza
dei Signori e dalla Basilica palladiana. Prima tranche entro il 2007,
a pieno regime entro il 2010.

Su scelte del genere una nazione magari si scanna, ma le fa
inalberando e urlando le ragioni del sì e del no. Da noi invece la
vicenda è stata tenuta sottotraccia per tre anni, e sulla decisione si
sta ora imbastendo un delicato minuetto. Ma per carità, caro ministro,
veda lei se dare o no agli americani il Dal Molin: la decisione le
tocca per legge, e mai io anteporrei i nostri interessi locali a
quelli sacri dell'Italia. Ci mancherebbe altro, caro sindaco, decida
lei: non voglio imporre alcunché ai vicentini, mi rimetto anzi alla
loro e alla sua volontà... Colombina e Mirandolina? Macché. I
protagonisti sono due tosti politici come Enrico Hüllweck, forzista,
ex deputato, da due mandati primo cittadino di Vicenza, e Arturo Mario
Luigi Parisi (così si firma e così lo citiamo), ministro della Difesa
dal piglio marziale, che passi in rassegna i picchetti o annunci
l''arrivano i nostri' in Libano.

Come se in ballo ci fosse giusto qualche appalto da spartire, una
manciata di voti di residenti e le solite melmose contrattazioni
politiche col bilancino in seno alla maggioranza: si tratta invece,
tout court, della completa riconversione della strategia e della
dislocazione delle forze armate americane in Europa. La Vicenza
americana già ora ospita, oltre ai 6 mila della Ederle, un quartiere
blindato e vietato detto Villaggio della pace, vari magazzini in zona
industriale, più due siti in provincia a Tormeno e Longare, incluso il
Pluto dove per vent'anni sono stati stoccati missili in giardino a
testata nucleare. Nella prevista riorganizzazione, acquisendo il Dal
Molin attualmente aeroporto militare italiano in via di dismissione e
insieme civile senza voli dopo un anno di funzionamento claudicante
con i conti in rosso, Vicenza diverrebbe la più potente base americana
in Europa. Qui verrebbe costruita la nuova 173a Brigata
aerotrasportata, che triplica la forza e gli organici di quella ora
divisa tra qui e le basi tedesche di Bamberga e Schweinfurt.
Rafforzata come organico (è previsto l'arrivo di altri 1.800 militari)
e come dotazioni: 55 tank M1 Abrams, 85 veicoli corazzati da
combattimento, 14 mortai pesanti semoventi, 40 jeep humvee con sistemi
elettronici da ricognizione, due nuclei di aerei spia telecomandati
Predator, una sezione di intelligence con ogni diavoleria elettronica,
due batterie di artiglieria con obici semoventi i micidiali
lanciarazzi multipli a lungo raggio Mrls, quanto basta per cancellare
una metropoli. A parte il nome della brigata, cambia tutto e la forza
bellica cresce a dismisura.

Nelle parole del generale James L. Jones, comandante delle forze
armate Usa in Europa, pronunciate davanti al Senato americano già nel
marzo 2005, "la 173a Brigata aerotrasportata sarà ampliata in Brigade
Combat Team", cioè una sorta di maglio mobile con la potenza di fuoco
di una divisione, "e rimarrà in Italia, in prossimità della base aerea
di Aviano, suo centro d'impiego primario. Usareur (U. S. Army Europe,
ndr) ha piani per espandere impianti e infrastrutture nell'area di
Vicenza, includendo le strutture militari americane all'aeroporto Dal
Molin favorendone la crescita attraverso la ristrutturazione".

Si badi alla data: marzo 2005, un anno e mezzo fa. Il generale ha già
pronti tutti i piani per ristrutturare il Dal Molin, e infatti chiede
al Senato i fondi per attuarli. Una svista? Arroganza? No. L'allora
premier Silvio Berlusconi aveva dato il suo benestare, non è chiaro se
con una pacca sulle spalle o con un impegno segreto, visto che nessuno
ha fino a ora esibito protocolli sottoscritti da entrambi i paesi
contraenti.

Adesso, nel minuetto su chi debba dire di sì o di no, sembrano cadere
tutti dalle nuvole. Il sindaco Hüllweck non è contrario a cedere parte
dell'area del Dal Molin: "Ma se sono io a dire di sì, poi chi me li dà
i milioni di euro per il necessario completamento della tangenziale,
le altre strade, gli scavi, i sottoservizi di acqua, gas e energia
elettrica?". Il ministro Parisi preferirebbe certo sottrarsi alle ire
di Oliviero Diliberto che a giugno è arrivato a Vicenza in veste di
capopopolo contro il nuovo insediamento militare yankee: ma come
spiegare un rifiuto all'alleato americano e al buon amico di Condy
Rice, il ministro degli Esteri Massimo D'Alema? Fosse il Comune a dire
di no gli toglierebbe le castagne dal fuoco. Ecco allora, lo
segnaliamo per il 'libro delle prime volte', che la risposta di Parisi
al sindaco inaugura la formula del silenzio-dissenso: "In assenza di
un riscontro si riterrà che il Comune di Vicenza abbia espresso parere
negativo".

Come si è arrivati a un tale mirabile esempio di patafisica della
politica? "Me ne accennò la prima volta, nel marzo 2004, il
consigliere politico del comando militare Usa a Vicenza, Vincent
Figliomeni, durante una rituale visita di cortesia del comandante
della Ederle", racconta il sindaco. Quando gliene riparlano, un anno
dopo nel marzo 2005, chiede perché vogliano proprio il Dal Molin. "Non
intendiamo usare la pista, i nostri soldati si sposteranno alla base
aerea di Aviano in pullman e solo di notte", gli assicurano: lo
ribadiranno ufficialmente a più riprese, anche al ministero della
Difesa italiano. Affermazione plausibile in termini di procedure e
costi, ma curiosa visto che per arrivare ad Aviano in autostrada c'è
di mezzo il perenne ingorgo del passante di Mestre: ve la vedete la
Brigata d'assalto di punta dell'US Army pronta a essere paracadutata
d'urgenza in teatro di combattimento, traffico mestrino permettendo?
Nella ricostruzione di Hüllweck, è lui a parlarne a Gianni Letta,
sottosegretario alla presidenza del Consiglio, che a sua volta
incontra l'ambasciatore americano: nega così, il sindaco, che l'imput
gli sia venuto da Silvio Berlusconi, proprio nel marzo 2003 testimone
alle sue seconde nozze. Il Comune risponde invece picche alla
richiesta Usa di costruire anche un reparto ostetricia tutto per loro,
in modo che i pargoli della 173a potessero nascere in suolo americano,
ancorché oltreoceano.

Solo nel marzo di quest'anno cominciano a uscire le prime notizie
sulla prossima rivoluzione militare americana a Vicenza. E a formarsi
i primi Comitati del No, ormai sei riuniti in un coordinamento, negli
ultimi giorni presenti con cartelli e cortei, e una raccolta di 10
mila firme, dalla riunione del Consiglio comunale all'arrivo del
ministro Francesco Rutelli per il premio Eti, l'Oscar del teatro
italiano, in quel gioiellino che è l'Olimpico. "Ma scherziamo?
Un'altra base del genere in piena città, in un'area congestionata dove
nelle ore di punta già si formano chilometri di coda, contro il parere
del comune confinante di Caldogno, distruggendo per le infrastrutture
anche l'argine del fiume Bacchiglione? E i problemi di sicurezza?
L'Unione non doveva ridurre le servitù militari? Vale solo per l'isola
sarda della Maddalena?", attaccano Cinzia Bottene e Viviana Varischio,
presidenti di due dei sei comitati.

A maggio arrivano in Consiglio comunale tre colonnelli Usa e
spiattellano un malloppo di trecento pagine con tutti i progetti delle
nuove strutture previste al Dal Molin: c'è disegnato ogni muro,
pilastro, pensilina, tipo di tegola, rubinetto, linea e presa
elettrica, dalla caserma a otto palazzine a pettine di quattro piani
più uno alla mensa per 801-1.300 persone, più due autopark di sei
piani, depositi, negozi, due ristoranti, fast food, barbiere, fino ai
14 metri quadri per la pompa di benzina. Gli americani le cose le
fanno così: hanno messo nero su bianco persino le modalità con cui
selezionare i dentisti italiani in considerazione delle differenze tra
i nostri e i loro medicinali. L'investimento Usa è pari a 306 milioni
di dollari per la sola prima fase da chiudere entro il 2007: la
tabella sta nella relazione del citato generale Jones alla Commissione
Forze armate del Senato americano del 7 marzo scorso, dove si
dettagliano anche 26 milioni per il Centro fitness, 52 per il
mini-ospedale, 31 per la scuola elementare americana all Ederle. Il
complesso dovrebbe operare a pieno regime nel 2010, con una spesa
finale sul miliardo di dollari.

Per gli americani è tutto deciso, per gli italiani tutto da decidere.
"Che vuole, Vicenza è il cuore della tradizione dorotea, cioè della
mediazione infinita per accontentare tutti. Oggi che i democristiani
non ci sono più è anche peggio: alla composizione degli interessi s'è
sostituita la reticenza, non si sa mai chi, come e quando decide",
annota Ilvo Diamanti, vicentino, politologo, prorettore all'ateneo di
Urbino.

E infatti la scelta non ha né padri né madri. "Sì, ho tenuto io i
rapporti con gli americani della base, specie con i tecnici", dice
Claudio Cicero, assessore di An a mobilità, trasporti e
infrastrutture, nel cui ufficio già campeggia il tracciato della
tangenziale che vorrebbe costruire coi soldi degli States, del governo
italiano, della Regione, facciano loro, purché non con le casse del
Comune: ma neanche lui annuncia battaglia in caso di un 'no' del
governo. Più sottilmente, insinua il dubbio che impedire il
ricongiungimento della 173a a Vicenza potrebbe spingere gli americani
a spostare tutto altrove, in Germania o magari in Romania: "Alla
Ederle lavorano oggi 750 italiani come personale civile. Se perdessero
il lavoro, solo un terzo potrebbe essere ricollocato altrove". Del
resto è in quel bacino che Cicero prende i voti, non certo tra i
catilinari antiguerra e antibase. Ma in questa sua posizione si
ritrova come alleati Cisl e Uil, anima del comitato per il 'sì' che ha
anch'esso raccolto le sue brave 10 mila firme.

A sentire gli esperti, non sembra probabile che in caso di rifiuto gli
americani per ripicca dislochino la 173a in Romania o in Bulgaria, e a
Vicenza smantellino anche la Ederle. I soldati si spostano in aereo,
ma tanks e rifornimenti si muovono via nave, e ai porti di Livorno o
Trieste si arriva facilmente, tra il Mediterraneo e il Mar Nero c'è
invece di mezzo il Bosforo: basterebbe allora un colpo d'ala del
premier turco Erdogan o di chi per lui a inceppare l'intera strategia
di intervento rapido in Medio Oriente. Ma le minacce più sono velate e
meglio funzionano, in casi come questo.

A margine, un piccolo italianissimo interrogativo: giacché tutta la
storia nasce con Berlusconi presidente del Consiglio, che farà per
tener fede all'impegno, ancorché informale, da lui preso con il suo
amicone americano? "L'ho sentito giovedì scorso", risponde il sindaco
Hüllweck: "'Come sei messo?', mi ha chiesto, 'so che hai dei problemi.
Vuoi magari parlarne con l'ambasciatore americano?'". Detto fatto,
l'incontro ha luogo a Roma il mercoledì. Ovvero: come un'incontenibile
esuberanza, forse la nostalgia di quando queste cose le faceva da
premier, dà luogo a una diplomazia parallela da Repubblica delle
banane.

Note:
Peggio di Rambo
Ricordate 'Apocalypse Now'? Ricordate il protagonista, il capitano
mandato a stanare il colonnello Kurtz dal suo regno nella giungla?
Anche nel film, l'ufficiale incaricato della missione impossibile è un
ufficiale della 173a brigata. Perché il reparto vicentino destinato a
diventare 'il pugno dell'America in Medio Oriente' incarna tutti i
miti della storia militare statunitense. Dal 1917 sono sempre i primi
a entrare in battaglia. I battaglioni ricostituiti per potenziare la
base veneta vantano medaglie conquistate in Tunisia, in Sicilia, in
Normandia. Sono gli Sky soldiers, che arrivano dovunque e risolvono
ogni situazione. A qualunque costo.

In realtà, in Vietnam il reparto è stato mandato al massacro: i parà
hanno combattuto per sei anni di fila. Anche quella volta furono i
primi ad arrivare, raccogliendo 8 mila onorificenze negli scontri. Il
prezzo? Milleseicento nomi incisi sul Muro della memoria. Un tributo
di sangue che ha costretto il Pentagono a sciogliere il reparto.
L'unità è risorta nel 2000, proprio a Vicenza, per tenere sotto
controllo i Balcani. Ma l'esordio bellico è stato in Iraq, con uno
spettacolare lancio di paracadutisti ad uso della Cnn nella zona
curda. Un volo diretto dall'Italia che ha scavalcato il no di Ankara
al conflitto: "Siamo bastati da soli per aprire il fronte nord", si
vantano i parà. Il resto della campagna irachena e le operazioni
afgane nella zona talebana sono costate molte vite: almeno 40 parà
vicentini sono morti. Perché già oggi la base veneta è in prima linea.
E usa come motto la conversazione tra terroristi intercettata a
Kirkuk: "Questi americani non sono marines: sono terribili, sono
dovunque e ci stritolano". Peggio di Rambo.

Roberto Di Caro

Segnalazione:  http://marcovisita.spaces.live.com/Blog/cns!8D2AB4B469A5C435!460.entry

alhamdulillah alle 22:28 in: occidente contemporaneo
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mercoledì, ottobre 11, 2006

 V GIORNATA DI DIALOGO INTER RELIGIOSO  CRISTIANO-ISLAMICO

 

Venerdi 20 ottobre 2006

  

La figura di Abramo nelle tradizioni religiose Cristiana e Islamica

 

Intervengono 

Padre Marcello Storgato, Missionario Saveriano 

Patrizia Khadija Dal Monte

  

Moderatrice Elisa Boldrini, Responsabile del Dialogo Interreligioso Ass. Comunità Islamica di Brescia e Provincia

  

La conferenza si terrà presso i Missionari Saveriani, in via Piamarta 9, Brescia alle ore 20,00

alhamdulillah alle 11:41 in:
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mercoledì, ottobre 04, 2006

Mica qualcuno sa dirmi com'è finita e se è finita?

Consulta Islamica: l'UCOII e i dubbi sulla Carta dei Valori

"Sono convinto - di Hamza Piccardo, portavoce UCOII - che ogni discriminazione o paricolarismo nel quadro dei valori fondanti della cittadinanza è gravemente lesivo della Costituzione Italiana". Il riferimento è all'articolo 3 della Costituzione che recita:

"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali".

Prosegue Piccardo dichiarando quanto segue.
Quello che mi preoccupa di più è, come democratico, ....l'invenzione della cosiddetta "carta dei valori" che saremo chiamati a sottoscrivere per mantenere l'ambito privilegio di poter rimanere in quella stanza di compensazione dell'immigrazione musulmana in Italia nota come "Consulta per l'Islam italiano".
Infatti, la pretesa di stabilire per regolamento la legittimità di un attore sociale sulla base di una lettura, per quanto ampiamente ma non unanimemente condivisa della storia, si configura come una sostanziale limitazione alla libertà di espressione, quella sì fondamento e cardine della nostra società civile. Senza scomodare Voltaire e la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, mi sembra che voler imporre a qualunque cittadino (o residente) una particolare visione del mondo e della storia sia gravemente lesivo delle libertà che i milioni di vittime delle guerre del novecento hanno reso possibili. Non si tratta infatti solo d'imporre alla comunità islamica e alla sua più reale espressione un ingiusto diktat, ma di inviare a tutta la società democratica un inaccettabile messaggio neoautoritario. Se di una supplementare carta dei valori avessimo davvero bisogno, sarebbe allora necessario che essa fosse definita e redatta da una nuova assemblea costituente che avesse la forza e la legittimità d'implementarla nel paese senza forzature o sperequazioni.
Al di fuori e al di là di un simile processo democratico e partecipato, nessuna imposizione di valori eterodiretti potrà essere consona alla nostra, vigente, Costituzione.
Vedremo dopo le 19 di oggi, come si concluderà - e se si concluderà - questa vicenda.

alhamdulillah alle 20:06 in: politica
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